Da quando l'European Accessibility Act si applica anche ai negozi online, chi ha un e-commerce riceve proposte simili fra loro: un widget da installare con una riga di codice, un canone mensile e la promessa di mettere il sito a posto in pochi minuti. Questi prodotti si chiamano overlay, perché si appoggiano sopra la pagina.
Costano poco e non chiedono di toccare il tema, ed è per questo che piacciono. Per capire se servono bisogna guardare cosa cambiano nella pagina e cosa lasciano com'era.
Cosa sono gli overlay
Un overlay è uno script di terze parti caricato in ogni pagina. Di solito fa due cose. Aggiunge un'icona che apre un pannello con comandi per l'utente: testo più grande, contrasto alto, caratteri diversi, animazioni ferme. E promette correzioni automatiche: testi alternativi generati per le immagini, etichette aggiunte ai campi, ruoli e attributi inseriti nel codice mentre la pagina si carica.
I comandi del pannello duplicano funzioni che browser e sistemi operativi offrono già: lo zoom, il contrasto elevato, la riduzione delle animazioni. Chi ne ha bisogno di solito le ha già impostate, e le ritrova uguali su ogni sito. Le correzioni automatiche sono la parte che dovrebbe contare, ed è lì che i conti non tornano.
Perché non sistemano il codice
Lo script corregge quello che sa indovinare. Un'immagine senza testo alternativo riceve una descrizione generata, ma una macchina non sa se la foto mostra il prodotto in vendita o una decorazione, né quale dettaglio conta per chi compra: «donna con maglione» non dice taglia, colore e tessuto. Un campo senza etichetta riceve un nome dedotto dal testo vicino, che può essere sbagliato. Un menu che si apre solo al passaggio del mouse resta tale, perché per renderlo usabile da tastiera bisogna cambiare il modo in cui è costruito.
Poi c'è chi usa davvero le tecnologie assistive. Chi naviga con un lettore di schermo ha già il proprio programma, configurato a modo suo. Un pannello che si inserisce nella pagina, cambia l'ordine degli elementi o annuncia testi in più si mette in mezzo, e molti utenti lo disattivano o lo bloccano.
Infine le correzioni vivono nello script: se lo script non si carica, per un blocco del browser o un errore di rete, la pagina torna quella di prima. Il sito resta com'era, con un'icona in più.
Cosa dicono il W3C, i professionisti e la FTC
Il W3C, l'organismo che pubblica le WCAG, è esplicito sugli strumenti automatici in generale. Nella sua guida alla scelta degli strumenti di valutazione scrive (traduzione nostra): «Gli strumenti non possono controllare automaticamente tutti gli aspetti dell'accessibilità. Serve il giudizio umano» e «gli strumenti di valutazione dell'accessibilità web non possono determinare l'accessibilità, possono solo aiutare a farlo» (W3C WAI, Selecting Web Accessibility Evaluation Tools). Se uno strumento non basta a dire se un sito è accessibile, uno script che pretende di renderlo accessibile da solo ha lo stesso limite.
L'Overlay Fact Sheet è un documento pubblico firmato da professionisti dell'accessibilità, sviluppatori e persone con disabilità. Spiega con esempi perché gli overlay non correggono i problemi alla fonte e chiede ai fornitori di smettere di promettere la conformità. Segnala anche un problema di privacy: uno script che rileva l'uso di tecnologie assistive rivela, di fatto, che chi visita il sito ha una disabilità.
Nel sondaggio di WebAIM fra chi lavora sull'accessibilità (gennaio 2021, 758 risposte), il 67% ha giudicato gli overlay poco o per nulla efficaci; fra i rispondenti con disabilità la quota sale al 72% (WebAIM, Survey of Web Accessibility Practitioners #3).
Nel 2025 se n'è occupata anche la Federal Trade Commission statunitense. A gennaio ha proposto e ad aprile ha approvato in via definitiva un provvedimento contro accessiBe, produttore del widget accessWidget: 1 milione di dollari e il divieto di sostenere che i suoi prodotti automatici rendano qualsiasi sito conforme alle WCAG senza prove a sostegno. Secondo la FTC quelle affermazioni erano false, ingannevoli o non dimostrate; l'accusa riguardava anche recensioni e articoli presentati come indipendenti senza dichiarare i legami con l'azienda (comunicato della FTC, 22 aprile 2025). Riguarda il mercato americano, ma il prodotto è lo stesso che viene venduto ai negozi europei.
Cosa controlla un audit WCAG 2.1 AA
Per i servizi coperti dall'European Accessibility Act il riferimento tecnico è la norma europea EN 301 549, che per i contenuti web rimanda alle WCAG 2.1 di livello AA: 50 criteri, raggruppati in quattro principi. I contenuti devono essere percepibili, l'interfaccia utilizzabile, il funzionamento comprensibile e il codice abbastanza solido da funzionare con le tecnologie assistive.
Un audit serio lavora in due tempi. Prima i controlli automatici su tutte le pagine tipo (home, categorie, scheda prodotto, carrello, pagine informative, moduli): trovano in fretta i problemi misurabili, come un contrasto insufficiente o un campo senza etichetta. Poi la verifica a mano dei percorsi da cui dipendono le vendite, con la sola tastiera e con un lettore di schermo: cercare un prodotto, sceglierne la variante, metterlo nel carrello, pagare. Qui emergono i problemi che nessuno strumento vede, come un focus che sparisce dentro una finestra o un errore del modulo che il lettore di schermo non annuncia.
Il risultato è un elenco di problemi con la pagina, l'elemento, il criterio WCAG coinvolto, chi ne resta bloccato e la correzione da fare. È un documento per chi sviluppa il sito: le correzioni le può fare chi lo ha costruito, o chi ha fatto l'audit.
Cosa si corregge di solito
Sui negozi online i problemi si ripetono. Questi sono i più frequenti, con il criterio WCAG di riferimento.
| Problema | Criterio WCAG | Correzione tipica |
|---|---|---|
| Testo grigio chiaro su fondo bianco, prezzi barrati illeggibili | 1.4.3 Contrasto (minimo): 4,5:1, oppure 3:1 per il testo grande | Colori del tema scuriti nel foglio di stile, verificati con un calcolatore di contrasto |
| Immagini di prodotto senza testo alternativo, o con il nome del file | 1.1.1 Contenuti non testuali | Testo alternativo scritto per ogni foto che porta informazione; vuoto per quelle decorative |
| Campi del checkout senza etichetta, solo con il testo segnaposto | 1.3.1 Informazioni e correlazioni; 3.3.2 Etichette o istruzioni | Etichetta visibile collegata al campo con <label for> |
| Errori del modulo segnalati solo con un bordo rosso | 3.3.1 Identificazione di errori | Messaggio di testo vicino al campo, annunciato al lettore di schermo |
| Menu, filtri o scelta della taglia che non si usano da tastiera | 2.1.1 Tastiera; 2.1.2 Nessun impedimento all'uso della tastiera | Pulsanti veri al posto di elementi cliccabili generici; tasto Esc per chiudere |
| Nessun segno visibile dell'elemento selezionato | 2.4.7 Focus visibile | Ripristinare l'indicatore del focus che il tema ha tolto, con un contorno ben visibile |
| Icone del carrello, della ricerca o dei preferiti senza nome | 4.1.2 Nome, ruolo, valore | Nome accessibile sul pulsante, per esempio «Apri il carrello» |
Il contrasto da solo pesa più di quanto si pensi. Su un negozio WooCommerce appena installato, con un tema molto diffuso e nessuna personalizzazione, il controllo automatico ha trovato 113 problemi gravi su 10 pagine, e 112 erano di contrasto. Il caso è raccontato nell'articolo European Accessibility Act per e-commerce. Sono correzioni che si fanno una volta nel tema e valgono per tutte le pagine: il genere di lavoro che uno script esterno non fa.
Se il widget l'avete già
Toglierlo non è il primo passo. Prima conviene sapere cosa non va nel codice: le correzioni restano anche se un giorno il widget viene rimosso, mentre il contrario non vale. Quando i problemi sono chiusi nel tema, potete decidere con calma se il pannello vi serve ancora o se è solo un costo fisso. Nel frattempo controllate che non intralci la navigazione da tastiera e che non copra il pulsante di acquisto su telefono.
Da dove partire
Un primo quadro si può avere gratis. Sulla nostra pagina dedicata all'accessibilità potete chiedere un check gratuito: indicate l'indirizzo del sito e vi mandiamo via email un report automatico su alcune pagine, con i problemi ordinati per gravità. È il punto di partenza, non il verdetto: la verifica a mano dei percorsi di acquisto fa parte dell'audit completo, che ha un prezzo fisso indicato sulla stessa pagina.