IoT industriale

Portare i dati delle macchine in ufficio: sensori, PLC e IoT

Il modo più veloce di iniziare non è comprare macchine nuove: è leggere quelle che avete, in sola lettura, e portare tre numeri su una pagina.

MadTech Aggiornato il 10 min di lettura

Prima regola: leggere, non comandare

Un progetto di raccolta dati parte in sola lettura. Nessun comando alle macchine, nessuna modifica ai programmi del PLC, nessun rischio per la produzione. Questa scelta rende il primo passo quasi indolore, tecnicamente e politicamente: nessun responsabile di produzione si oppone a un sistema che non può toccare nulla.

Il comando a distanza, se serve, arriva dopo — con blocchi di sicurezza, permessi e un registro di chi ha fatto cosa. E con una regola che vale sempre: una lista chiusa di comandi possibili, mai un canale che esegua istruzioni arbitrarie.

Da dove si prendono i dati

L'architettura che regge in officina

La struttura che usiamo in questi casi è sempre la stessa, ed è pensata per un ambiente dove la rete cade e l'alimentazione salta:

  1. Un piccolo gateway in campo (un computer industriale o una scheda tipo Raspberry Pi in contenitore adeguato) che legge le macchine vicine.
  2. Un archivio locale sul gateway: i dati si scrivono prima lì. Se la rete manca, la raccolta continua.
  3. Un protocollo leggero verso il server, tipicamente MQTT, che riprende da solo quando la connessione torna e mantiene l'ordine dei messaggi.
  4. Regole locali sul gateway per gli allarmi che devono scattare anche senza internet (una temperatura fuori soglia non può dipendere dalla linea ADSL).
  5. Un server che raccoglie, conserva lo storico e mostra le pagine.

Requisito non negoziabile

Il sistema deve funzionare con la rete assente. In officina succede spesso, e un sistema che perde i dati quando cade la linea viene abbandonato dopo il primo mese.

I tre indicatori da cui partire

Non servono venti grafici. All'inizio bastano tre numeri, purché siano veri:

Con questi tre dati per qualche settimana si vede dove sta il collo di bottiglia, e in genere non è dove si pensava. È anche la base minima per parlare di manutenzione predittiva senza raccontarsi storie: senza storico, nessun modello predice niente.

Sicurezza: la rete di fabbrica non è la rete dell'ufficio

Ordini di grandezza

Un primo impianto pilota su due o tre macchine — gateway, moduli di ingresso, cablaggio, software di raccolta e una pagina con i tre indicatori — sta in genere nell'ordine di poche migliaia di euro, con qualche decina di euro al mese di esercizio. È una cifra che si giustifica con un solo fermo evitato in un anno; è anche piccola abbastanza da poterla verificare prima di estendere a tutto il reparto.

Domande frequenti

Bisogna fermare la produzione per installare?

Per la lettura passiva quasi mai: si lavora sul quadro a macchina ferma per pochi minuti, oppure nelle pause. Le installazioni che richiedono fermi lunghi sono quelle che toccano il programma del PLC, che nel primo passo si evitano.

Le macchine vecchie senza rete si possono monitorare?

Sì, con sensori aggiunti: corrente assorbita, contatti liberi, sensori ottici sul ciclo. Non si ottiene tutto il dettaglio di un PLC moderno, ma tempo di funzionamento, fermi e conteggio pezzi sì.

Serve il cloud?

No. Molti impianti restano interamente in azienda, con un server locale. Il collegamento remoto serve se volete vedere i dati da fuori o se avete più sedi: in quel caso si aggiunge, in modo cifrato, senza aprire porte verso l’officina.

Un processo che vi ruba ore ogni settimana?

Raccontatecelo in due righe. Vi diciamo se si automatizza, quanto costa e in quanto tempo rientra — oppure che non conviene, se è così. Prima call senza impegno, preventivo sempre gratuito.

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